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intorno l'assiso

Corpi e membra abitati dallo spirito, illuminato dalla disperazione, sconvolti i volti dallo stupore, esaltati gli sguardi dell'entusiamo, infiammate le gote dell'amore, dilatate le pupille della beatitudine, folgorato l'uno da una dilettosa costernazione, trafitto l'altro da un costernato diletto, chi trascurato dalla famiglia, chi ringiovanito dal gaudio, eccoli tutti cantare con l'espressione dei visi, col panneggio delle tuniche, col piglio e la tensione degli arti, un cantico nuovo, le labbre semiaperte in un sorriro di lode perenne. E sotto i piedi dei vegliardi, e inarcati sopra di essi e sopra il reono e sopra il gruppo tetramorfo, disposti in bande simmetriche, a fatica distinguibili l'uno dall'altro tanto la sapienza dell'arte li aveva resi tutti mutuamente proporzionati, uguali nella varietà e variegati nell'unità, unici nella diversità e diversi nella loro atta coadunazione, in mirabile congruenza delle parti con dilettevole soavità di tinte, miracolo di consonanza e concordia di voci tra sé dissimili, compagine disposta a modo delle corde della cetra, consenziente e cospirante continuata cognazione per profonda e interna forza atta a operare l'univoco nel gioco stesso alterno degli equivoci, ornato e collazione di creature irriducibili a vicenda e a vicenda ridotte, opera di amorosa connessione retta da una regola celeste e mondana a un tempo ( vincolo e stabile nesso di pace, amore virtù, regime, podestà, ordine, origine, vita, luce, splendore, specie e figura), equalità numerosa risplendente per il rilucere della forma sora le parti proporzionate alla materia - ecco che si intrecciavano tutti i fiori e le foglie e i viticci e i cespi e i corimbi di tutte le erbe di cui si adornano i giardini della terra e del cielo, la viola, il citiso, la serpilla, il giglio, il ligustro, il narciso, la colocasia, l'acanto, il malobatro, la mirra e gli opobalsami.

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